Oggi, 17 febbraio 2012, mentre la Corte dei Conti parla di 60 miliardi tra mazzette, tangenti, regalie, evasione fiscale ed altre corruzioni stimate nel corso dell’anno 2011, invece di tacere, con l’arroganza che caratterizzava suo padre, per commentare il ventesimo anniversario di “Mani pulite”, Stefania Craxi, sottosegretario dell’ultimo governo Berlusconi, ha dato ad un quotidiano amico la seguente intervenista con la quale definisce l’operato della magistratura “Una barbarie” ed afferma “A mio padre è stata fatta la più grossa carognata della storia della Repubblica”.

“”"STEFANIA CRAXI, SONO TRASCORSI VENT’ANNI.
“Vorre cominciare a dire che non c’è nulla da celebrare e da festeggiare. Il risultato è che dopo vent’anni la corruzione è peggio di prima, finalizzata all’arricchimento personale”.
“”"E L’ESITO GIUDIZIARIO QUEL RIVOLGIMENTO EPOCALE?
“Su 25 mila avvisi di garanzia solo 4 mila sono arrivati a processo, ci sono stati esili, suicidi, carriere spezzate, un gruppo dirigente annientato. La giustizia è in bancarotta. All’epoca ci furono violazioni di legge commesse dai magistrati di Mani pulite. Lo Stato di diritto ha fatto un enorme passo indietro”.
”"”CON QUALI CONSEGUENZE?
”L’Italia che negli anni ’80 era la quinta potenza economica oggi arranca con la Grecia. Il cambiamento auspicato è totalmente fallito. Si sono succeduti governi incerti e contraddittori che hanno aggravato la crisi istituzionale. Il finanziamento dei partiti continua a essere un monumento all’ipocrisia. Abbiamo avuto classi dirigenti perlopiù inadeguate. Un pessimo magistrato oggi è un leader politico. Cosa c’è da festeggiare?”.
”"”Rimedi?
”E’ venuto il momento di una grande riforma che investa tutti i campi, sociale, politico, civile e renda allo Stato una democrazia governativa, quella che non c’è stata nei vent’anni dopo Mani pulite. Sono impegnata per questa riforma. Sono uscita dal Pdl e ho lanciato un movimento che si chiama Riformisti italiani. Solo agli occhi di conservatori incalliti e di politicanti che vivono alla giornata non può risultare evidente che ciò che ha determinato l’aggravarsi della nostra crisi è stata l’incapacità di realizzare la grande riforma che era stata proposta dalle forze riformiste e socialiste”.
”"”BETTINO CRAXI, OGGI
”Credo che la stragrande maggioranza degli italiani sia disposta a restituire a Craxi i meriti di Craxi. A opporsi è un blocco che esiste ancora nella società politica. Un blocco formato dalle forze responsabili della distruzione del Partito Socialista e del suo leader e da quanti sono stati legittimati da quella brutta storia di Tangentopoli, quasi tutte le forze della seconda Repubblica”.
“Milano, i suoi ultimi sindaci. Nè Moratti, nè Pisapia hanno avuto il coraggio di intestare una via o una piazza della città a un grande italiano, uno che ha lavorato per quarant’anni per l’Italia, gli italiani, la loro operosità di cui è stato per tanti anni ambasciatore per il mondo”.
”"”COS’E’ PER LEI IL DOLORE?
“I padri muoioni. E’ una legge di natura. Con il tempo ce ne facciamo una ragione. Il dolore che non passa è quello legato all’ingiustizia. Quello non passa. Non mi passa. Considero quewlla fatta a mio padre la più grossa carognata nella storia della Repubbklica”.
”"”Come vede Milano di oggi?
“E’ la mia Milano. Mi sento Milanese. La mia Milano non è sfuggita al degrado morale e civile del Paese. La Milano che hanno chiamato “Milano da bere” e cercato di coprire di fango era una grande capitale europea. Da anni è una città senz’anima”. “”".
Leggendo questa intervista, sembra che in questi ultimi 20 anni Stefania Craxi sia vissuta in un altro pianeta e che, quindi, non sappia che cosa sia stata l’inchiesta della magistratura che ricordiamo come “Mani pulite” e che non sappia nemmeno perchè suo padre sia stato coinvolto.
Solo così è possibile capire come mai parli di esili o di esiliati. Se si riferisse a suo padre, è stata male informata. Suo padre per sottrarsi alla giustizia italiana si rese LATITANTE ed in tale veste era ancora quando morì!
Forse Stefania Craxi sarà stata tratta in inganno dal fatto che il 18 gennaio 2010 ci sia stata in Senato la commemorazione di suo padre e che alla stessa cerimonia abbia partecipato in rappresentanza del PD di Bersani il capo della sua segreteria politica, Filippo Penati, un altro milanese di quella “Milano da bere” , forse sarebbe meglio dire da mangiare.
O forse è stata ingannata dal fatto che il presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, abbia in quella stessa circostanza, 18 gennaio 2010, inviato alla famiglia Craxi una lettera autografa che è stata poi fornita anche alle redazioni dei giornali .
A quell’episodio credo sia il caso che ripubblichi su questo blog lo stesso post che pubblicai il 19 gennaio 2010 prendendo spunto dal video su You Tube – Vuoi pure queste? Bettino vuoi pure queste? e che integralmente ripropongo.
“”"CIO’ CHE VEDRETE IN QUESTO VIDEO SUCCEDEVA QUANDO GLI ITALIANI AVEVANO ANCORA UNA COSCIENZA MORALE E CIVILE PRIMA CHE VENISSE ADDORMENTATA E PLAGIATA DALLE TELEVISIONI BERLUSCONIANE E DI STATO E DALLA POLITICA DEL “PARTITO DELL’AMORE”.
YouTube – Vuoi pure queste? Bettino vuoi pure queste?
MA CHE PAESE E’ DIVENTATO L’ITALIA?
Negli ultimi anni, me lo chiedo sempre più spesso ed ogni volta il mio scoramento aumenta.
Oggi l’interrogativo mi si fa ancora più impellente nel momento in cui, come scrive oggi Travaglio su “il Fatto Quotidiano”, attraverso la riabilitazione di un “corrotto morto” si cerca di “beatificare il corruttore vivo. (…) si sorvola sulla latitanza di Craxi per apparecchiare nuove leggi vergogna che risparmino la latitanza a Berlusconi”.

Duole dover constatare che ai peana a favore di Craxi si unisca, inopinatamente, con fare felpato, con una lunga lettera alla vedova, anche il Presidente della Repubblica. Non perchè Giorgio Napolitano, come tutti i cittadini italian,i non abbia il diritto di scrivere a chi gli pare una lettera privata.
Il fatto è che, nel caso in esame, poichè la missiva è stata pubblicata sui media nazionali ed internazionali perchè, probabilmente, diffusa dallo stesso Quirinale, essa ha perso il carattere della corrispondenza privata ed ha assunto quella di un documento pubblico, un messaggio mirato agli Italiani del Capo dello Stato tendente, come egli stesso scrive,”"”a favorire una più serena e condivisa considerazione del difficile cammino della democrazia italiana nel primo cinquantennio repubblicano”"”.
Si tratta, cioè come scrive oggi su la Repubblica Eugenio Scalfari di “un pubblico documento che, oltre alla vedova di Bettino Craxi, è diretta all’opinione pubblica italiana, autorizzando, pertanto, una valutazione altrettanto pubblica del suo contenuto”.
Ed è fuori di dubbio che la lettura della lettera del Presidente Napolitano se è condivisibile, come lo è, magari con meno enfasi, nella sua prima parte, lo è di meno o non lo è affatto quando, ad esempio, tratta del nuovo Concordato firmato da Craxi, non fosse altro che per la riconferma e l’ampliamdento di vecchi e nuovi privilegi, anche di tipo temporale, concessi al Vaticano. Come non lo è per nulla quando Napolitano richiama l’idea craxiana della riforma costituzionale perchè dimentica, pari pari, che quella auspicata da Craxi non era solo l’idea di una riforma per modernizzare lo Stato e la sua democrazia parlamentare, ma tendeva a prevedere la sua sostituzione con uno Stato di tipo presidenziale, ciò a cui tenderebbe anche il suo amico da vecchia data Silvio Berlusconi.
Inaccettabile, poi, nella lettera del Capo dello Stato quando, riferendosi ai processi, afferma che “il peso della responsabilità per i fenomeni degenerativi ammessi e denunciati in termini generali e politici dal leader socialista era caduto con durezza senza eguali sulla sua persona”. Dura lex se lex, signor Presidente, e quando diluisce con tante parole “…egli decise di lasciare il paese mentre erano ancora in pieno svolgimento i procedimenti giudiziari nei suoi cionfronti” invece di sottolineare che Craxi si sottrasse alla giustizia del suo Paese rendendosi latitante in uno Stato col quale non esisteva un trattato di estradizione con l’Italia.
Dobbiamo decidere, signor Presidente, se stare dalla parte di chi ruba o dalla parte dei magistrati che perseguono il reato di furto?
Vero, signor Presidente, “Il nostro Stato democratico non può consentirsi distorsioni e rimozioni del genere” ma, a mio avviso, nemmeno camuffamenti, con un minestrone di parole, della realtà dei fatti nel momento in cui gli eredi politici di Craxi al governo vogliono far passare l’idea falsa e bugiarda che Bettino Craxi sia morto all’estero da esiliato.
No, signor Presidente, Craxi non fu condannato all’esilio, pena che non esiste più nei nosteri codici, ma alla galera, in via definitiva, a 10 anni di galera e scappò dall’Italia prima che gli venisse ritirato il passaporto, preferendo alla patrie galere, quelle che scoppiano di cittadini detenuti comuni dei quali nessuno di occupa seriamente e per i quali, quando muoiono, non si sa perchè e come nelle carceri e nessuno scrive una lettera alla moglie, alla madre o alla sorella, “de minimis…”, una latitanza dorata!
Egli, infatti, cosa che non è affatto accennata nella lettera del Capo dello Stato, era già stato condannato, con sentenza definitiva:
- a 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo ENI SAI il 12/11/1996
- a 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito per le mazzette della metropolitana milanese, il 20/4/1999
mentre, all’atto della sua morte è stata pronunciata, per tutti gli altri processi in cui era imputato, alcuni dei quali in secondo o terzo grado, sentenza di estinzione del reato a causa del decesso anche se, ad esempio, in primo grado, Craxi era stato condannato a 4 anni e una multa di 20 miliardi di lire per il caso All Iberian il 13 luglio 1998, nel quale era stato condannato anche Silvio Berlusconi pena prescritta, per lui, in appello il 26 ottobre 1999.
Ed a proposito di quest’ultimo processo, nei 285 faldoni di documenti che compongono l’archivio Craxi, ad avvalorare l’inchiesta della magistratura, c’è una lettera autografa firmata da Silvio Berlusconi, una lettera ignota ai più, della fine di ottobre 1994. La prova decisiva che mancava alla storia della televisione italiana: il decreto Berlusconi.
Per i più giovani e per quelli che hanno scarsa memoria, bisogna ricordare che il 16 ottobre 1984, tre pretori, a Roma, Torino e Pescara, avevano ordinato l’oscuramento di Canale 5, Retequattr0, Italia uno e di altre 2 emittenti perchè trasmettevano in diretta su tutto il territorio nazionale, nonostante il divieto allora imposto dalla legge vigente. I pretori, cioè, avevano applicato la legge!
Berlusconi, da buon piazzista, guidò la protesta del tutto immotivata sul piano legale, ma dovette tenere spente per 4 giorni le sue TV. Finchè la mattina del 20 ottobre, il Consiglio dei ministri, convocato d’urgenza da Craxi, varò il decreto legge (dov’era il carattere d’urgenza nell’interesse generale dello Stato?) che sanava immediatamente la situazione concedendo un anno di tempo alle TV.
Tutti, allora, pensarono che il presidente del Consglio avesse voluto dare una mano al suo amico Silvio ma nessuno potè dimostrarlo. La lettera autografa di Berlusconi a Craxi, la conferma che mancava: “”"Caro Bettino, grazie di cuore per quello che hai fatto. So che non è stato facile e che hai dovuto mettere sul tavolo la tua credibilità e la tua autorità. Spero di avere il modo di ricambiarti. Ho creduto giusto non inserire un riferimento esplicito al tuo nome nei titoli TV prima della ripresa per non esporti oltre misura. Troveremo insieme al più presto il modo di fare qualcosa di meglio. Ancora grazie del profondio del cuore! Con amicizia, tuo Silvio“”".
Chi sa se il Presidente della Repubblica conosce il testo di questa lettera e, se sì, se l’annoveri tra le “luci o le ombre del nostro Stato democratico”! “”".
QUESTA ERA L’ITALIA AI TEMPI DI CRAXI; QUELLA SUCCESSIVA DELL’ERA BERLUSCONI E’ SICURAMENTE STATA PEGGIORE, PIU’ ARROGANTE , PIU’ CORROTTA E PIU’ FAMELICA. ECCO LA RAGIONE PER LA QUALE, DA CRAXI IN POI, IL DEBITO PUBBLICO E’ AUMENTATO IN MODO ESPONENZIALE E PERCHE’ L’ITALIA SI TROVA IN UNA SITUAZIONE DI GRAVE CRISI ECONOMICA E MORALE MOLTO PROSSIMA ALLA GRECIA RIDOTTA ALLA FAME DALL’EUROPA DELLE BANCHE E DEI BANCHIERI, COMPRESI QUELLI SFUGGITI ALL’INCHIESTA MANI PULITE QUALCUNO DEI QUALI SIEDE IN QUESTO GOVERNO!