MORTE DI UN COMUNISTA SCOMODO

     Quando, alle 10,48 di oggi, l’ANSA ha battuto la notizia dell’avvenuta morte di Lucio Magri, per suicidio assistito in Svizzera, leggendola, non credevo ai miei occhi.

     La triste conferma l’ho avuto subito dopo attraverso un post del blog Quaderni socialisti che titolava “Un grande dolore per la morte di un vero compagno” che mi sono affrettato a commentare: “”"Cari compagni. Permettetemi di unirmi al vostro dolore per la grave perdita della sinistra italiana nel momento in cui il caro compagno Lucio Magri ha deciso di congedarsi dalla vita.

     A modo suo, ed io l’ho sempre ammirato per questo, è sempre stato un eretico, uno spirito libero, un grande comunista che ha sempre saputo pagare di persona, con  dignità, il prezzo della sua indipendenza ideologica e culturale, anche in questa ultima sua scelta.

     Mi/ci mancherà! “”"

     Lucio Magri aveva 79 anni, tre più di me. Sul piano politico, lo avevo incontrato tra gli animatori più convinti dei dirigenti comunisti dissidenti che, nel 1969, aveva fondato “il Manifesto” e, per avere elogiato la “primavera” di Praga che Mosca aveva represso con i carriarmati, furono radiati dal PCI.

     Solo gli amici ed i compagni più stretti sapevano che dopo la morte per tumore della sua adorata Mara, “la vita gli era diventata insopportabile, sia sul piano politico che su quello personale” come ha scritto il suo giornale, “il Manifesto”.

     Magri, era tra i più raffinati intellettuali del gruppo dei dissidenti e solo pochi mesi fa, non in forma biografica ma piuttosto storica, aveva scritto di quella che aveva considerato la morte vera del PCI e lo ha fatto prendendo a prestito il titolo di una poesia di Bertold Brecht, “Il sarto di Ulm” manifestando tutto il suo razionale amore verso il comunismo, quello irrealizzato.

     Anche la scelta del titolo dell’apologo di Brecht aveva un significato profondo perchè ripeteva la stessa evocazione usata da Pietro Ingrao quando, nel 1989, Achille Occhetto volle e riuscì a dissociare, almeno formalmente, il PCI dal comunismo che stava crollando in Europa proprio in quei giorni.

     Anche Magri, infatti, come Pietro Ingrao concepiva la sinistra ed il suo ruolo in un modo ben diverso da tutti gli altri schemi che, di fatto, l’avevano frantumata, indebolendola.

     Ieri la notizia della sua morte, dalla Svizzera, aveva raggiunto Roma ed i suoi più intimi amici che, increduli anche loro, non immaginavano che la vita di Lucio potesse finire così.

     Ora, forse in queste stesse ore, ci sarà il suo ultimo viaggio verso l’Italia e Recanati dove sarà sepolto accanto a Mara nella tomba che egli stesso aveva predisposto subito dopo la morte della moglie.

     Con lui è morto un grande comunista atipico, un compagno scomodo, l’eretico che il PCI non seppe comprendere forse perchè in quel tempo, il 1969, non poteva ancora accettare un libertario come Magri.

     Da oggi, per tutti quelli che lo hanno stimato, soprattutto per coloro che hanno condiviso il suo pensiero politico, incomincia il tempo del ricordo e del dolore, senza celebrazioni così come lui ha pregato di fare.

     Addio, Lucio!                                                                                                                        

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11 risposte a MORTE DI UN COMUNISTA SCOMODO

  1. rosanna44 scrive:

    quando l’ho saputo ci sono rimasta malissimo !!!! però se uno sceglie quando morire è giusto che lo possa fare ………….

  2. popof1955 scrive:

    Hai detto bene, si è dimesso dalla vita. Il suo ruolo nel pensiero politico è stato importante, le scissioni, frantumazioni, diaspore della nuova e vecchia sinistra son passate insieme a Magri, spesso in secondo piano ma in maniera feconda e oltre le linee normali di pensiero.

  3. lucianaele scrive:

    Ieri ci sono rimasta malissimo anch’io quando ho appreso la notizia dal Tg.
    Ma, giustamente, la vita era la sua e noi dobbiamo accettare la sua volontà e ricordarlo come un grande uomo.

    Un sorriso per una buona giornata,
    Luciana

  4. Donatella scrive:

    Sul suicidio non sono d’accordo ma mi dispiace molto per la perdita di una persona di così grande valore.

    • cordialdo scrive:

      Il suicidio fa parte della libertà personale di potyer disporre della propria vita. Anzi, molto di più. fa parte del proprio “Libero arbitrio” che è un valore in sè. Infatti, nessun altro, men che meno lo Stato o la religione, possono essere deputati a fare scelte sulla vita di ciascuno di noi anche se, in questi ultimi 18 anni, il governo dei cattopiduisti-fascisti-nazileghisti e razzisti, ripetutamente hanno speculato sulle libertà individuali per evitare che il Vaticano prendesse posizione sulla loro condotta morale pari a zero e sulla quale le gerarchie cattoliche, senza eccezioni, solamente in questo ultimo lasso di tempo hanno incominciato solo a balbettare e subito messi a tacere con concessioni vergognose a danno dei cittadini italiani.

  5. Donatella scrive:

    Rispetto il tuo punto di vista caro Osvaldo ma non riesco a condividerlo perchè sono molto credente, anche se lontana anni luce da tante posizioni della Chiesa cattolica.
    Un abbraccio

    • cordialdo scrive:

      Il tuo è proprio un chiaro esempio di libertà di coscienza che fa onore a chi, come te, si definisce cattolico. Infatti in materie come questa nessuno può imporre a nessuno il proprio punto di vista. Il rispetto deve essere reciproco. Ed io rispetto il tuo. I problemi, infatti, iniziano quando, in nome della propria òibertà di coscienza si vuole imporre agli altrile proprie scelte.
      Ciao, carissima Dony. Se tutti fossero rispettosi degli altri come lo sei tu!
      Un abbraccio con tutta la stima.

  6. Una legge SERIA sul testamento biologico è necessaria in un paese civile…non l’ Italia, quindi.

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