MIO ULTIMO FOTOREPORTAGE CON ANNOTAZIONI DELL’ESCURSIONE AL RIFUGIO PAJER, QUOTA 3.029m, PARETE NORD DELL’ORTLES. UN SALUTO A TUTTI SOPRATTUTTO AGLI ULTIMI AMICI ARRIVATI DURANTE LE VACANZE ESTIVE.


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     E’ sabato 17 agosto, il meteo non ha mantenuto in pieno le promesse del giorno prima; sopra di noi ed oltre il Pajer si accavallano le nubi che impediscono una visibilità accettabile dal punto di vista panoramico.

     Sono le 10,30 e, dopo aver eluso l’attenzione di Spillo, ingannandolo, da dietro  il rifugio Tabaretta, abbiamo iniziato a camminare lungo il sentiero per nulla facile, faticoso ed anche da percorrere con il massimo di attenzione; ci mettiamo in cammino per raggiungere il rifugio Pajer dopo aver superato i 473 m di dislivello che ci separano da lui.

     Sarà, finchè possibile, il Tabaretta a segnare la nostra progressione lungo il sentiero verso il Pajer.

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     Apparentemente, abbiamo fatto poca strada. Non è così e lo si può rilevare dal fatto che siamo già saliti un po’ di quota.

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     Non è lecito distrarsi. Una banale caduta in queste circostanze potrebbe essere fatale. Non è la prima volta che ciò accade!

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     Il Tabaretta sembra sia ancora a pochi passi ma la quota a nostro vantaggio incomincia a notarsi.

HPIM2775     Notare il sentiero a serpentina che ci porta verso l’alto ora su ghiaione, ora su roccia.

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     La nuvolaglia non promette nulla di buono. Mentre saliamo, già la temperatura scende a causa del ghiacciaio sovrastante.

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     Il Tabaretta è sempre più lontano e noi sempre più in alto!

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     Siamo in alta quota ma la meta è ancora lontana ed il sentiero sempre più difficile e pericoloso. Tra un po’ non ci sarà consentito minimamente di sbagliare l’appoggio del piede!

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     Abbiamo raggiunto il passo e ciò che vediamo di fronte è lo Stelvio!

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    Per un lungo tratto non vedremo più il Tabaretta!

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     Il lembo inferiore del ghiacciaio dell’Ortles è alla nostra sinistra!

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    Ivan mi precede convinto, ma è un errore di valutazione il suo, che il mitico Pajer che vediamo in alto al centro è già lì, a pochi passi. Non sarà così. Tra poco non ci sarà più traccia di sentiero e procederemo, passo passo, su roccia viva ed avremo per un centinaio di metri l’ausilio di una corda fissa in acciaio. Un espediente prevalentemente psicologico per dare sicurezza.

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    Il Pajer è lì, sopra le nostre teste ma il dislivello che ci separa da lui è quanto di più difficile e faticoso esista in tutto il percorso!

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     Da uno spazio nella roccia, possiamo scattare questa immagine caratteristica della Val di Solda con al centro il sentiero a serpentina che porta al Tabaretta.

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     Vediamo il sentiero, ma più avanti ci sarà una ferrata con scaletta, che alcuni escursionisti percorrono per scendere a Trafoi, in Val Stelvio, versante altoatesino.

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     Ancora lo Stelvio.

HPIM2792     Abbiamo raggiunto la meta. Ma quei troppi gradini ci renderanno ancora più faticoso l’accesso all’agognato Pajer!!!

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     Ecco cosa ci circonda mentre felici e stanchi ci guardiamo intorno intimiditi un po’ ancora dalla grandezza  del meraviglioso Ortles sulla cui roccia poggia la base di questo rifugio dove ci troviamo appagati della nostra fatica che è durata un po’ di più per la necessità di raddoppiare i canoni della sicurezza dato l’affollamento lungo il percorso.

     Sarà a questo punto che a mezzo cellulare Savina mi ha informato della tristezza di Spillo, che è diventata anche mia, che a tratti ha pianto con gli occhi rivolti al sentiero di arrivo al Tabaretta da dove sperava di vedermi tornare, rifiutando il cibo della razione supplementare a sua disposizione. Mangerà solo 2 ore dopo quando mi rivedrà e sarà da me coccolato a lungo!!!

HPIM2795HPIM2796     L’Insegna in legno scolpito apposta sopra la porta d’ingresso al Pajer.

    Ed ora l’ultima foto: Il Tabaretta visto dal Pajer 473 m sotto di noi!!!

    Ciao, Pajer. Temo che non ti vedrò più da così vicino!!! Ma oggi mi hai reso felice di avere accompagnato sin qui un tuo nuovo amico, Ivan.

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N.B.: ovviamente, non ci sono immagini del tratto più pericoloso su roccia e corda fissa dove l’importante non era fotografare ma valutare con molta attenzione dove poggiare un piede per volta!

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Informazioni su cordialdo

Nato in provincia di Reggio Calabria dove si è diplomato. Emigrato a Novara a 18 anni dove ha abitato e lavorato per 50 anni. Attualmente, pensionato, vive in provincia di Bergamo. Ama l'alta montagna, soprattutto l'Alta Val Venosta, in provincia di Bolzano dove trascorre le sue vacanze estive ; quest'anno per il 27° anno. Amo gli animali, soprattutto i cani come il mio Spillo che vive con me da 14 anni, raccolto a 6 mesi sull'orlo di una strada provinciale lombarda buttato in un sacchetto come un rifiuto da un'auto in movimento! Sino alla scorsa estate siamo andati insieme in alta montagna oltre i 3.000 m. di quota. Spero di tornarci ancora! Sono in WhatsApp. Appartieni alla cerchia dei miei amici? Chiamami.
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15 risposte a MIO ULTIMO FOTOREPORTAGE CON ANNOTAZIONI DELL’ESCURSIONE AL RIFUGIO PAJER, QUOTA 3.029m, PARETE NORD DELL’ORTLES. UN SALUTO A TUTTI SOPRATTUTTO AGLI ULTIMI AMICI ARRIVATI DURANTE LE VACANZE ESTIVE.

  1. PANDA Pocahontas ha detto:

    Grazie Osv, hai mantenuto la tua promessa nel migliore dei modi, con queste bellissime foto!! 🙂 Fa tenerezza Spillo, però credo che tu abbia fatto molto bene a non portarlo, è stata una decisione molto saggia. Naturalmente però il suo premio è stato meritatissimo… 🙂 ❤ Un abbraccio a tutti e due, a presto!

  2. rosanna44 ha detto:

    caro Osv devo dire che avrai dei ricordi meravigliosi..non si possono fare tutti i giorni certe “scampagnate “..sei un alpinista completo !!!!!!!! Immagino la felicità di Spillo quando ti ha visto arrivare !!!!!!!!!!Che affetto sanno manifestare queste creature !!!!!!!!!!! un abbraccio a te e a Spillo…………

    • cordialdo ha detto:

      Ciao, Rosy. Sicuramente ringrazio la vita che mi ha regalato tante opportunità che costituiscono per me altrettanti tesori nascosti nella mia memoria. Quanto a Spillo, quando mi ha visto forse non ci sperava più. Erano trascorse ormai 4 ore da quando ero scomparso alla sua vista. Quando mi ha visto, al rientro al Tabaretta, si è alzato in piedi sulle zampe di dietro per farsi abbracciare e coccolare a lungo e poi, finalmente, ha divorato il cibo della sua razione supplementare di quando andiamo in alto. Ma il premio per lui è stato quello di dormire sul tappeto accanto al mio letto rincorrendo nel sonno i suoi “fantasmi” e lamentandosi di tanto in tanto, calmandosi solo se allungavo il braccio ad accarezzarlo. Anche per me è stato doloroso averlo lasciato per alcune ore durante le quali lui ha rivissuto secondo me il timore del primo abbandono di 9 anni fa quando, cucciolo di 6 mesi, fu scaraventato fuori da un’auto in movimento! Buona serata, Rosy, e grazie della tua presenza. Osv.

  3. annapos ha detto:

    Má hluboká úcta, Krásný, náročný výstup, v mém věku i trochu závisti, tvá vitalita, elán a tvá kondice, jsou úžasné. Děkuji za reportáž, nádherné fotky i popis cesty. Gratuluji, obdivuji a objímám. Anna

    • cordialdo ha detto:

      Ciao, Anna. Grazie per il tuo commento e per le tue congratulazioni. Sono felice che ti siano piaciute le foto ed anche le indicazioni che ho aggiunto man mano. Anch’io ti abbraccio, cara amica. Osv

  4. Donatella ha detto:

    WOW! Mentre scorrevo il post avevo il fiato sospeso… questo è uno di quei casi in cui la bellezza della natura è una ricompensa da conquistarsi con fatica.
    Fantastiche le foto!
    Mi ha colpito molto anche la reazione di Spillo… ma quanto ci amano queste creature?
    Buona settimana carissimo Osvaldo, un abbraccio

  5. giselzitrone ha detto:

    Ein schöner Klettersteig wunderschöne Fotos eine schöne Landschaft.Wünsche dir eine gute Woche.Lieber Gruß Gislinde

    • cordialdo ha detto:

      Ciao, carissima Gislinde per il tuo commento e per l’augurio per la nuova settimana che ricambio con affetto ed amicizia. Un abbraccio. Osv

  6. CLANIMA ha detto:

    Splendido e meraviglioso!!!!
    Un fraterno abbraccio carissimo OSV!
    Complimenti!!!
    SI respira veramente aria di montagna….da queste incantevoli fotografie!!
    Ma taccio!…Perchè di fronte a tale spettacolo non si può fare che Ammirare in Silenzio!!!!
    Cla

    • cordialdo ha detto:

      Grazie carissimo Cla. A queste altitudini e su tracciati come questo l’uomo diventa un puntino insignicante rispetto alla grandiosità del creato ed alla sua immensa bellezza.
      Si sale in silenzio, passo dopo passo, sia perchè urge risparmiare fiato e sia per sentire le voci della natura che ti circonda. Sentire il “respiro” del ghiacciaio, il suo scricchiolio, come se volesse dirti “stai attento” è una sensazione indescrivibile come essere avvolto, a tratti, dalle nuvole che si rincorrono tra loro come bambini che giocano.
      Tu con la tua speciale sensibilità sei in grado di comprendere meglio di tanti altri che cosa abbia rappresentato per me questa “escursione” e quanti ricordi abbia ravvivato compreso quello della prima volta, 23 anni fa, quando con la mia guida Ernst, da me battezzato TACITURNO, sono arrivato a quota 3.905, sulla cima, sullo spitz, dell’Ortles e la fortuna che ho avuto anche quest’anno di avere incontrato su per il sentieri d’alta montagna l’uomo, il professionista,oggi l’amico, che mi aveva guidato sin lassù, il cima al mondo alla mia portata, al quale avevo affidato la mia vita che lui mi ha riconsegnato intatta quando siamo siamo tornati a casa.
      Grazie, amico e fratello per aver condiviso con me questi pensieri.
      Un fraterno abbraccio. Ciao. Osv.

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