“ELOGIO DELLA GHIGLIOTTINA” DI PIERO GOBETTI su “Rivoluzione Liberale” novembre 1922.


Piero Gobetti

     LA GRANDE ATTUALITA’ DEL PENSIERO DI PIERO GOBETTI NELLE SUE ANALISI E RIFLESSIONI IN “ELOGIO DELLA GHIGLIOTTINA”. BASTEREBBE SOSTITUIRE AL NOME DEL PROTAGONISTA ED A QUELLO DEL MOVIMENTO POLITICO QUELLO DEL PROTAGONISTA POLITICO IN ITALIA NELL’ ULTIMO VENTENNIO PER AVERE RAPPRESENTATA PLASTICAMENTE E SOVRAPPONIBILE L’ITALIA DI OGGI E COMPRENDERE MEGLIO CIO’ CHE STA SUCCEDENDO IN QUESTE ORE ANCHE IN PARLAMENTO.

     “””(…) – Il fascismo vuole guarire gli Italiani dalla lotta politica, giungere a un punto in cui, fatto l’appello nominale, tutti i cittadini abbiano dichiarato di credere nella patria, come se professare delle convinzioni si esaurisse tutta la praxis sociale. Insegnare a costoro la superiorità dell’anarchia sulle dottrine democratiche sarebbe un troppo lungo discorso e, e poi, per certi elogi, nessun migliore panegirista della pratica.

     L’attualismo, il garibaldismo, il fascismo sono espedienti attraverso cui l’inguaribile fiducia ottimistica dell’infanzia ama contemplare il mondo semplificato secondo le proprie misure. La nostra polemica contro gli italiani non muove da nessuna adesione a supposte maturità straniere; nè da fiducia in atteggiamenti protestanti o liberisti. Il nostro antifascismo prima che un’ideologia, è un istinto.

     Se il nuovo si può portare utilmente a schemi e ad approssimazioni antichi, il nostro vorrebbe essere un pessimismo sul serio, un pessimismo da Vecchio Testamento senza palingenesi, non il pessimismo letterario dei cristiani (che si potrebbe definire la delusione di un ottimista) delusione di ottimisti. La lotta tra serietà e dannunzianesimo è antica e senza rimedio. Bisogna diffidare delle conversioni, e credere più alla storia che al progresso, concepire il nostro lavoro come un esercizio spirituale, che ha la sua necessità in sè, non nel suo divulgare. C’è un valore incrollabile al mondo: l’intransigenza e noi ne saremmo, per certo senso, in questo momento, i disperati sacerdoti. Temiamo che pochi siano così coraggiosi radicali da sospettare che con queste metafisiche ci si possa incontrare nel problema politico. Ma la nostra ingenuità è più esperta di talune corruzioni e in certe teorie autobiografiche ha sottinteso un insolente realismo obbiettivo. Noi vediamo diffondersi con preoccupazione una paura dell’imprevisto che seguiteremo ad indicare come provinciale per non ricorrere a più allarmanti definizioni. Ma di certi difetti sostanziali anche in un popolo “nipote” di Machiavelli non sapremmo capacitarci, se venisse l’ora dei conti. Il fascismo in Italia è (una catastrofe,) un’indicazione di infanzia (decisiva) perchè segna il trionfo della facilità, della fiducia, (dell’ottimismo), dell’entusiasmo. Si può ragionare del ministero Mussolini come di un fatto di ordinaria amministrazione. Ma il fascismo qualcosa di più; è stato l’autobiografia della nazione. una nazione che crede alla collaborazione delle classi, che rinuncia per pigrizia alla lotta politica, (è una nazione che vale poco) dovrebbe essere guardata e guidata con qualche precauzione.

    Confessiamo di avere sperato che la lotta tra fascisti e social-comunisti dovesse continuare senza posa: e pensammo nel settembre del 1920 e pubblicammo nel febbraio del 1922 La Rivoluzione Liberale con fiducia verso la lotta politica che attraverso tante corruzioni, corrotta essa stessa, tuttavia sorgeva. In Italia c’era gente che si faceva ammazzare per un’idea, per un interesse, per una malattia di retorica!

     Ma già scorgevamo i segni della stanchezza, i sospiri alla pace. E’ difficile capire che la vita è tragica, che il suicidio è più una pratica quotidiana che una misura di eccezione. In Italia non ci sono proletari e borghesi: ci sono soltanto classi medie. Lo sapevamo: e se non lo avessimo saputo ce lo avrebbe insegnato Giolitti. Mussolini non è dunque nulla di nuovo: ma con Mussolini ci si offre la prova sperimentale dell’unanimità, ci si attesta l’inesistenza di minoranze eroiche, la fine provvisorie delle eresie. (Abbiamo astuzie sufficienti per prevedere che tra sei mesi molti si saranno stancati del duce: ma) Certe ore di ebbrezza valgono per confessioni e la palingenesi fascista ci ha attestato inesorabilmente l’impudenza della nostra impotenza. A un popolo di dannunziani non si può chiedere spirito di sacrificio Noi pensiamo anche a ciò che non si vede: ma se ci si attenesse a quello che si vede bisognerebbe confessare che la guerra è stata invano. Privi di interessi reali, distinti, necessari gli Italiani chiedono una disciplina e uno Stato forte. Ma è difficile pensare Cesare senza Pompeo, Roma forte senza guerra civile. Si può credere all’utilità dei tutori e giustificare Giolitti e Nitti, ma i padroni servono soltanto per farci ripensare a La Congiura dei Pazzi ossia ci riportano a costumi politici sorpassati. Nè Mussolini, nè Vittorio Emanuele hanno virtù di padronio, ma gli Italiani hanno bene animo di SCHIAVI. E’ doloroso (per chi lavora da anni) dover pensare con nostalgia all’illuminismo libertario e alle congiure. Eppure, siamo sinceri sino in fondo, (io lo attesto) c’è chi ha atteso ansiosamente che venissero le persecuzioni personali perchè dalle sofferenze rinascesse uno spirito, perchè nel sacrificio dei suoi sacerdoti questo popolo riconoscesse se stesso. C’è stato in noi, nel nostro opporsi fermo, qualcosa di donchisciottesco. Ma ci si sentiva pure juna disperata religiosità. Non possiamo illuderci di avere salvato la lotta politica: ne abbiamo custodito il simbolo e bisogna sperare (ahimè, con quanto scetticismo) che i tiranni siano tiranni, che la reazione sia reazione, che ci sia chi avrà coraggio di levare la ghigliottina, che si mantengano le posizioni sino in fondo.

     Si può valorizzare il regime; si può cercare di ottenerne tutti i frutti: chiediamo le frustata perchè qualcuno si svegli, chiediamo il boia perchè si possa veder chiaro.

     Mussolini può essere un eccellente Ignazio di Loyola; dove c’è un De Maistre che sappia dare una dottrina, un’intransigenza alla sua spada?”””

                                                          *****************

     Sulla vita ed il pensiero di Piero Gobetti segnalo “MANDAMI TANTA VITA” di Paolo Di Paolo – Feltrinelli, Premio Strega 2013. 

                                                            °°°°°°°°°°°°°°°°°°

                                                     Tomba di Piero Gobetti

Tomba_Piero_Gobetti

                    

     

Informazioni su cordialdo

Nato in provincia di Reggio Calabria dove si è diplomato. Emigrato a Novara a 18 anni dove ha abitato e lavorato per 50 anni. Attualmente, pensionato, vive in provincia di Bergamo. Ama l'alta montagna, soprattutto l'Alta Val Venosta, in provincia di Bolzano dove trascorre le sue vacanze estive ; quest'anno per il 27° anno. Amo gli animali, soprattutto i cani come il mio Spillo che vive con me da 14 anni, raccolto a 6 mesi sull'orlo di una strada provinciale lombarda buttato in un sacchetto come un rifiuto da un'auto in movimento! Sino alla scorsa estate siamo andati insieme in alta montagna oltre i 3.000 m. di quota. Spero di tornarci ancora! Sono in WhatsApp. Appartieni alla cerchia dei miei amici? Chiamami.
Questa voce è stata pubblicata in Attualità, CULTURA, DEMOCRAZIA E LIBERTA', EVERSIONE ED EVERSORI, GRANDI UOMINI, LIBERTA', Notizie e politica, Politica, POLITICA E SOCIETA', Povera Italia!, sentimenti, SERIETA', SOCIETA', STORIA ITALIANA, VERGOGNOSA DECADENZA. Contrassegna il permalink.

Una risposta a “ELOGIO DELLA GHIGLIOTTINA” DI PIERO GOBETTI su “Rivoluzione Liberale” novembre 1922.

I commenti sono chiusi.