CRONACA DI UNA SEMPLICE PASSEGGIATA CHE POTEVA TRASFORMARSI IN TRAGEDIA!


    Come la maggior parte di voi sa già, trascorro le ferie in Alto Adige in alta quota.  Quest’anno l’appartamento in affitto si trova a quota 1400m.

     Giovedì 3 luglio era una stupenda giornata di sole ma che non invitava ad una vera escursione perchè il giorno prima era piovuto  da mattina a notte fonda e, quindi, i sentieri più in alto troppo bagnati.

     Verso le 9,30 del mattino sono uscito indossando pantalone leggero, una polo di cotone a manica corta e calzando delle comunissime scarpe leggere da passeggio dal momento che la passeggiata prevedeva un paio di chilometri di percorso su strada asfaltata per raggiungere quota 1600m con possibile breve variante esplorativa sul sentiero n. 14  con la quale, volendo, si può raggiungere la Malga di Montechiari, frazione di Prato allo Stelvio a 2079m di quota.

     Non avevo alcuna intenzione di arrivare sino alla malga e la mia tenuta non era del resto la più adeguata e, come d’uso, questa era l’informazione che prima, di lasciare casa, avevo fornito alla premurosa proprietaria dell’appartamento.

    Imboccato il sentiero n.14 per esplorarlo dato che è il primo anno che trascorro in questa zona le ferie, dopo qualche minuto, ad occhio nudo, ho intravisto la Malga a brevissima distanza e, chi frequenta la montagna capirà, sono stato indotto a raggiungerla premurandomi, comunque, di avvisare telefonicamente col cellulare che ero in Malga dove avrei pranzato e fatto ritorno immediatamente dopo.

     La sosta alla malga si è protratta più del previsto perchè doveva arrivare l’elicottero con un carico di 1000Kg di sale per le mucche, da trasportare poi ai pascoli alti a quota 2400m circa.

     Dilettandomi di foto, ho atteso l’arrivo dell’elicottero fotografando quasi tutti i suoi viaggi di andata e ritorno dalla malga ai pascoli sovrastanti.

      Poco prima delle 16, con la macchina fotografica in mano, su consiglio dell’operaio che stava falciando l’erba nei pressi della malga, invece di tornare sullo stesso percorso, ho imboccato una variante del sentiero n.14,che riportava comunque lo stesso numero 14, che, in molto meno tempo, mi avrebbe dovuto riportare a circa 200m da casa.

     Su questo sentiero iniziarono gli imprevisti che causarono l’incidente. Avendo ricevuto e risposto ad alcune chiamate, non mi sono reso conto che il cellulare aveva consumato buona parte della sua carica, me ne sono reso conto più tardi, troppo tardi.

     Non fu questo l’imprevisto più grave! Infatti trovai il sentiero sbarrato da un primo cancello in legno alto circa m.1,60 che invece di essere fissato con del semplice filo di ferro, come di norma si fa su tutti i sentieri aperti, ed il mio lo era e così era indicato dalla segnaletica orizzontale e verticale, era “inchiavardato con un cavo di acciaio” che impediva la possibilità di aprirlo a meno di non avere in tasca una chiave inglese per svitare i dadi, anch’essi d’acciaio, che fissavano il cancello al suo montante.    Fui costretto a scavalcarlo maledicendo l’incosciente che, in pieno Parco Nazionale dello Stelvio,aveva potuto commettere un atto del genere.

     La cosa mi allarmò quando, non molto più avanti, trovai un secondo cancello inchiavardato come il primo e, scavalcandolo, persi la borraccia termica in acciaio inossidabile che rinunciai a recuperare perchè rimasta dall’altra parte del cancello.

     Non fu l’ultima sorpresa; poco più avanti trovai un terzo cancello inchiavardato come i primi due e, stanco di scavalcare cancelli, ho pensato di scavalcare la palizzata che proseguiva a destra ed a sinistra del cancello ma che andava, ovviamente, oltre la larghezza del sentiero ma era più bassa.

     Così feci, memorizzando la quota alla quale mi trovavo avendo appeso al collo l’altimetro-barometro, unico attrezzo di sicurezza che avevo con me secondo le norme più elementari da seguire per chi va in montagna.

    Scavalcai la palizzata ma il mio piede calpestò l’erba ancora bagnata dalla pioggia del giorno prima e non calzando scarpe adeguate sono scivolato lungo il pendio e, per fortuna,rotolando lontano e molto più in basso dall’altitudine del sentiero, senza apparenti danni tranne qualche escoriazione sulle braccia nude e sulla gamba destra. Il vero problema fu di constatare che non avendo appigli, dopo, aver verificato che non vi erano danni alla colonna vertebrale già acciaccata 30 anni fa in una caduta sciando, mi resi conto che non riuscivo ad alzarmi.

     Intanto era già pomeriggio inoltrato e,mentre cercavo di comporre un sms per dare l’allarme, il mio cellulare si spense prima che completassi e spedissi il messaggio.

     Per fortuna avevo avuto un bravo maestro che mi aveva insegnato, prima di morire sotto una valanga sulle montagna di casa dopo aver scalato quasi tutte quelle del mondo, e quindi mi preoccupai di preparare un riparo per la notte sicuro che l’allarme da casa non sarebbe scattato subito perchè tutti avrebbero pensato che fossi tranquillamente nel mio appartamento sino a sera, verso le 21 quando, di solito ci troviamo nell’appartamento di Carlotta e Giò, gli amici sardi che occupano l’appartamento più spazioso a gustare un mirto o qualche altra leccornia preparata da Giò.

     Gattonando, mi avvicinai alla palizzata dove, abbandonati sul prato, c’erano due tavole evidentemente abbandonate perchè avanzate dalla costruzione della stessa. Le recuperai e le “armai”  con monta fatica trasportandole sotto un pino come per formare l’armatura di una tenda indiana.

tenda indiana

     A me mancava la cosa più importante una pelle di bufalo o della stoffa per ricoprire il legname! 

  Raccolsi  tutti i rami secchi dei pini circostanti e li ammucchiai vicino alle tavole  e, con molta pazienza intrecciai i rami secchi e subito dopo anche alcuni verdi spezzati di proposito più in alto formando una discreta protezione intorno a me ed a Spillo che, di solito non ama i luoghi chiusi.

     Come previsto l’allarme scattò quasi alle 22 quando tutti convennero che nessuno mi aveva visto per tutto il pomeriggio sera e quando verificarono che l’appartamento era vuoto e che nemmeno Spillo era in casa.

     Gli “angeli” del Soccorso Alpino recuperarono nell’appartamento alcuni significativi oggetti personali da fare annusare ai cani e, inizialmente in circa una decina, compreso il padrone di casa, la giovane figlia ed il figlio, mi cercarono invano sino alle 4 del mattino con l’ausilio delle torce per riprendere le ricerche dopo due ore circa all’alba.

     Spillo ed io stavamo trascorrendo la notte nel nostro rifugio di fortuna: Spillo sdraiato sul mio plesso solare, io avevo recuperato un sacchetto di stoffa che porto sempre in tasca per la spesa e con il quale ho protetto le braccia dal freddo (la temperatura era scesa, infatti, a 2 ° centigradi) e con le braccia coperte coprivo, a mia volta, il corpo di Spillo dandoci vicendevolmente calore evitandone la dispersione.

     Fu una lunga notte stellata e, per questo, molto fredda!!! Ma sapevo che avevamo superato il terrore della morte per ipotermia. Era già l’alba ed al primo tentativo sono riuscito ad alzarmi in posizione eretta. Guardai l’altimetro ci trovavamo a 2008m di quota.

     Dovevamo recuperare  12 metri di altimetria per ritrovare il sentiero n.14 che avevamo perso per raggiungere una delle 3 destinazioni, stupidamente segnate con lo stesso numero. E mentre le ricerche erano già riprese con circa 25 persone, infatti, si erano aggiunti i vigili del fuoco e il soccorso alpino della Guardia di Finanza, da dove erano state interrotte ed i cani  avevano ritrovato le nostre tracce ma noi avevamo già raggiunto la Malga di Glorenza dove, per rima cosa, chiedemmo acqua da bere per entrambi e di chiamare casa per avvisare dove potevano venire a recuperarci. Via radio furono interrotte le ricerche, ci fu servito latte caldo e pane da inzuppare e quando ormai ci eravamo rifocillati ho visto arrivare due “angeli” del Soccorso Alpino nella loro divisa rossa insieme ad uno dei cani che ci avevano cercato e si trovavano a circa 200 metri da noi. E furono abbracci e carezze ai miei amici del soccorso alpino ed al loro cane felice di potermi annusare da vicino dopo aver abbaiato felice di avermi trovato.

     Edmund, il padrone di casa scese a recuperami in auto e riportarmi a domicilio dove trovavo un’altra sopresa: ad attendermi c’era Alessandro un giovane del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, originario di Udine, che al momento del cessate allarme aveva raggiunto casa ed, insieme a me, in pochi minuti, ha steso il verbale sommario di quanto accaduto.

     Per la cronaca, per placare i morsi della fame, io mi sono cibato con le cimette tenerissime dei terminali dei germogli degli aghi di pino. Spillo aveva trovato, prima di chiuderci nel nostro bozzolo, 4 mirtilli neri e li aveva inghiottiti interi e così li ha espulsi evidentemente non erano stati demoliti dal suo sistema digestivo. Alle 9 ero nel mio letto dove ho dormito sino alle 5 del pomeriggio!

     Alla cena ci ha pensato Carlotta: un mega piatto di pasta al pomodoro e per secondo di formaggio sardo di Podda da affettare e da spalmare a volontà, frutta, caffè ed ammazza caffè.

     C’è stato anche un episodio negativo, non dovuto ai ricercatori che avrebbe potuto far concludere le ricerche se una famiglia che abitava a circa 200 metri in linea d’aria da dove io ero caduto avesse dato anche in forma anonima l’allarme. Invece, mentre il loro cane nero abbaiava e Spillo pure, moglie e marito, presumo, hanno chiamato il cane e si sono chiusi in casa nonostante mi sgolassi a chiedere aiuto.

     So benissimo che hanno commesso un reato ma spero lo stesso che non vengano individuati. In fondo è stato solo un caso di vigliaccheria. E, in Italia, insieme a tanti “eroi” normali, ci sono anche tanti delinquenti che bloccano i cancelli sui sentieri e tanti vigliacchi che fanno finta di non sentire le grida di aiuto di chi si trova in difficoltà in montagna.

     Sia chiaro: continuerò ad amare queste montagne e la gente che vi vive e mi vuol bene ed è pronta a mettersi a disposizione di chi ne ha bisogno.

Ciao a tutti OSVALDO

                      

                       

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Informazioni su cordialdo

Nato in provincia di Reggio Calabria dove si è diplomato. Emigrato a Novara a 18 anni dove ha abitato e lavorato per 50 anni. Attualmente, pensionato, vive in provincia di Bergamo. Ama l'alta montagna, soprattutto l'Alta Val Venosta, in provincia di Bolzano dove trascorre le sue vacanze estive ; quest'anno per il 27° anno. Amo gli animali, soprattutto i cani come il mio Spillo che vive con me da 14 anni, raccolto a 6 mesi sull'orlo di una strada provinciale lombarda buttato in un sacchetto come un rifiuto da un'auto in movimento! Sino alla scorsa estate siamo andati insieme in alta montagna oltre i 3.000 m. di quota. Spero di tornarci ancora! Sono in WhatsApp. Appartieni alla cerchia dei miei amici? Chiamami.
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12 risposte a CRONACA DI UNA SEMPLICE PASSEGGIATA CHE POTEVA TRASFORMARSI IN TRAGEDIA!

  1. cicciusprof ha detto:

    Fortunatamente, Osvaldo… tutto si e’ risolto per il meglio e sono contento. La compagnia di Spillo, poi, e’ stata fantastica. Saludos.

    • cordialdo ha detto:

      Ciao, Ciccius. Tutto OK, grazie.nessun danno. Spillo è diventato solo più coccolone e mi tallona a non più di mezzo metro di distanza! E’ un amore, povero vecchietto!
      Buona giornata. Osv.

  2. popof1955 ha detto:

    Eh si caro mio, l’hai scansata bella, al primo cancello io sarei tornato indietro,
    Guarda che raccolta di sentieri sbarrati: https://www.google.it/search?q=cancelli+sui+sentieri&espv=2&tbm=isch&tbo=u&source=univ&sa=X&ei=hwy7U4PLH-ay7AbmlYC4CQ&ved=0CDgQsAQ&biw=1366&bih=667

    • cordialdo ha detto:

      Ma tu dovresti sapere che non rinuncio mai ai miei diritti e che quei cancelli si trovano nel Parco Nazionale dello Stelvio su un percorso aperto che è stato chiuso abusivamdente da chi usa metodi mafiosi in salsa locale e sta costruendo a man bassa, complici molti sindaci tangedntari. Che smascheremo fornendo ampia documentazioned fotografica- Incominciando da stamani con un incontro con il sedicente Direttore del Parco per la parte bolzanina.
      I calabresi vengono definiti “capa tosta” ed io sono calabrese e contrario ad ogni arbitrio anche se parla con accento fiorentino.

  3. Cavolo Osvaldo, nel leggere il racconto mi è venuta la pelle d’oca. Che bravo sei stato: sangue freddo! Io sarei morta di paura!! Ti sei ripreso ora?? Mi raccomando… un abbraccio forte
    Manu

    • cordialdo ha detto:

      Grazie, Manu. Tutto bene e con i complimenti del Soccorso Alpino per aver fatto tutto ciò che uno di loro avrebbe fatto al mio posto. Me la sono cavata con pochi graffi e con la la perdiuta del cellulare che è stato sub ito bloccato dal 119 e sarà riattivato al mio rientro a casa recuperando lo stesso numero ed il credito residuo. Un abbraccio a te e buona settimana. Osv.

  4. Info - Kulturforum ha detto:

    Caro mio! Che avventure!!

    Friedrich

    • cordialdo ha detto:

      Avventure non scelte e che servono per imparare a difendersi dalle difficoltà in montagna.
      Spero di vederti mercoledì. Ciao Osvaldo

  5. tramedipensieri ha detto:

    Urca!
    Grazie alle tue capacità ed esperienze sei riuscito ..io sarei morta dalla paura e dal freddo!
    Meno male che c’era Spillo!
    tutto è bene ciò che finisce bene…ma il formaggio di Podda ti ha rinfrancato eh…ammettilo che è buono! 🙂

    sono contenta che tutto sia finito bene e che vi siano tante persone che ti vogliano bene!
    un caro saluto
    .marta

    buon proseguo e saluti alla famiglia sarda

  6. chiaralorenzetti ha detto:

    Che esperienza…sei stato coraggioso, sangue freddo e determinazione.
    I miei complimenti per la tua presenza di spirito. Sono felice tutto sia finito per il meglio.
    Un abbraccio forte e buon proseguimento di vacanza…e stai attento 🙂

    • cordialdo ha detto:

      Grazie, Chiara. Non commetto mai imprudenze in montagna perchè sono pericolose. In questa circostanza ho solo seguito un consiglio in buona fede di chi non sapeva che quelche delinquente aveva inchiavardato 3 cancelli in odio al Parco Nazionale ed ai turisti.
      A parte il rischio di ipotermia, fosse piovuto quella notte con addosso i panni bagnati con 2 gradi di temperatura non saremmo sopravvissuti. Il rischio potenziale, non l’ho scritto ma c’era, era la presenza dei lupi e degli orsi nel Parco. Ma io so che non attaccano mai l’uomo, anzi lo temono per tutto il male che hanno ricevuto! Io ho avuto un vecchio Orso per amico. Lo chiamavo Speck. Mi conosceva a cento metri di distanza e veniva a farsi dare una caramellaal miele. Era di una tenerezza infinita. Quando è morto ho pianto.
      Ciao, Chiara. un forte abbraccio a te e buone vacanze comunque e dovunque tu vada, magari a Pizzo Calabro! Osv.

      • chiaralorenzetti ha detto:

        Un Orso per amico? La natura sa dare spunti migliori degli esseri umani.
        chiudere un sentiero è un illecito che andrebbe punito, ma si sa, talvolta si chiudono gli occhi per qualche soldo in più..
        Le mie vacanze devono ancora aspettare un mesetto per arrivare.
        Non so ancora la destinazione, anche se la Calabria mi piacerebbe…vedremo
        Ciao

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