./. “””MANIFESTO DI VENTOTENE”””- nono capitolo.


    mensapertini-ANCHE LUI ERA LI TRA LA MIGLIORE GIOVENTU“””LA SITUAZIONE RIVOLUZIONARIA: VECCHIE E NUOVE CORRENTI”””

      La caduta dei regimi totalitari significherà per interi popoli l’avvento della “libertà” , sarà scomparso ogni freno ed automaticamente regneranno amplissime libertà di parola e di associazione.

         Sarà il trionfo delle tendenze democratiche. Esse hanno innumerevoli sfumature che vanno dal liberalismo molto conservatore, fino al socialismo e all’anarchia. Credono nella “generazione spontanea” degli avvenimenti e delle istituzioni, nella bontà assoluta degli impulsi che vengono dal basso. Non vogliono forzare la mano alla “storia” al “popolo” al “proletariato” o come altro chiamano il loro dio. Auspicano la fine delle dittature immaginandola come la restituzione al popolo degli imprescrittibili diritti di autodeterminazione. Il coronamento dei loro sogni è un’assemblea costituente eletta col più esteso suffragio e col più scrupoloso rispetto degli elettori, la quale decida che costituzione il popolo debba darsi. Se il popolo è immaturo se ne darà una cattiva ma correggerla si potrà solo mediante una costante opera di convinzione.

         I democratici non rifuggono per principio dalla violenza ma la vogliono adoperare solo quando la maggioranza sia convinta della sua indispensabilità, cioè propriamente quando non è più altro che un pressochè superfluo puntino da mettere sulla i. Sono perciò dirigenti adatti solo nelle epoche di ordinaria amministrazione, in cui il popolo è nel suo complesso convinto della bontà delle istituzioni fondamentali, che debbono essere ritoccate solo in aspetti relativamente secondari. Nelle epoche rivoluzionarie, in cui le istituzioni non debbono già essere amministrate, ma create, la prassi democratica fallisce clamorosamente. La pietosa impotenza dei democratici nelle rivoluzioni russa, tedesca, spagnola, sono tre dei più recenti esempi.

         In tali situazioni, caduto il vecchio apparato statale, con le sue leggi e la sua amministrazione, pullulano immediatamente, con sembianza di vecchia legalità o sprezzandola, una quantità di assemblee e rappresentanze popolari in cui convergono e si agitano tutte le forze sociali progressiste. Il popolo ha sì alcuni bisogni fondamentali da soddisfare ma non sa con precisione cosa volere e cosa fare. Mille campane suonano alle orecchie con i suoi milioni di teste non riesce a raccapezzarsi e si disgrega in una quantità di tendenze in lotta tra loro.

         Nel momento in cui occorre la massima decisione e audacia, i democratici si sentono smarriti non avendo dietro  uno spontaneo consenso popolare ma solo un torbido tumultuare di passioni; pensano che il loro dovere sia di formare quel consenso e si presentano come predicatori esortanti laddove occorrono capi che guidino sapendo dove arrivare, perdendo le occasioni favorevoli al consolidamento del nuovo regime, cercando di far funzionare subito organi che presuppongono una lunga preparazione e sono adatti ai periodi di relativa tranquillità; danno ai loro avversari armi di cui quelli poi si valgono per rovesciarli; rappresentano insomma, nelle loro mille tendenze non già la volontà di rinnovamento ma le confuse volontà regnanti in tutte le menti che, paralizzandosi a vicenda, preparano il terreno propizio allo sviluppo della reazione. La metodologia politica democratica sarà un peso morto nella crisi rivoluzionaria.

          Man mano che i democratici logorassero nelle loro logomachie la loro prima popolarità di assertori della libertà, mancando ogni seria rivoluzione politica e sociale, si andrebbero immancabilmente ricostituendo le istituzioni politiche pretotalitarie e la lotta tornerebbe a svilupparsi secondi i vecchi schemi delle contrapposizioni delle classi.

                                                                                                                                  (continua)

                                        Manifesto di Ventotene - particolare

                                                                                                                        

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Informazioni su cordialdo

Nato in provincia di Reggio Calabria dove si è diplomato all'Istituto Magistrale . Arrivato a Novara a 18 anni dove ha abitato e lavorato per 50 anni. Attualmente, pensionato, vive in provincia di Bergamo. Ama l'alta montagna soprattutto l'Alta Val Venosta in provincia di Bolzano dove trascorre le sue vacanze estive ; quest'anno per il 27° anno. Amo gli animali, soprattutto i cani come il mio Spillo che vive con me da 24 anni, raccolto a 6 mesi sull'orlo di una strada provinciale lombarda buttato in un sacchetto come un rifiuto da un'auto in movimento! Sino alla scorsa estate siamo andati insieme in alta montagna oltre i 3.000 m. di quota. Spero di tornarci ancora anche la prossima estate. Sono in WhatsApp. Se appartiene alla cerchia dei miei amici, chiamami.
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